0004 Repertorio

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE Lazio; 20 aprile 2015 n. 5758

CONCORRENZA (DISCIPLINA DELLA) – INTESA ANTICONCORRENZIALE – ACCERTAMENTO GIUDIZIALE – RIDETERMINAZIONE DELLA SANZIONE – artt. 2, 15, 31 l. 287/90

CONCORRENZA (DISCIPLINA DELLA) – RIDETERMINAZIONE DELLA SANZIONE – DISCIPLINA APPLICABILE – MINIMO EDITTALE – PRINCIPIO DI PROPORZIONALITÀ – artt. 15, 31 l. 287/90

CONCORRENZA (DISCIPLINA DELLA) – INTESA ANTICONCORRENZIALE – RIDETERMINAZIONE DELLA SANZIONE – DISCIPLINA APPLICABILE – MINIMO EDITTALE – FATTISPECIE – l. 848/55; art. 7 CEDU; art. 2 l. 287/90

CONCORRENZA (DISCIPLINA DELLA) – PROVVEDIMENTO SANZIONATORIO – ANNULLAMENTO GIUDIZIALE – DECORRENZA – RIDETERMINAZIONE DELLA SANZIONE – MAGGIORAZIONE DA RITARDATO PAGAMENTO – «DIES A QUO» – artt. 11, 27 l. 689/81; artt. 15, 31, 33 l. 287/90

L’accertamento in via giudiziale di una durata sensibilmente inferiore dell’intesa anticoncorrenziale sanzionata dall’Agcm assume valenza e portate autonome, ai fini della rideterminazione proporzionale dell’ammenda originariamente inflitta, rispetto alla gravità dell’illecito in questione.

Deve ritenersi illegittimo il provvedimento dell’Agcm che, nel rideterminare l’ammenda originariamente inflitta in esecuzione del dictum del giudice, ha ritenuto operante la norma antitrust nazionale applicabile ratione temporis, che imponeva il rispetto ex ante di un minimo edittale, così giungendo alla commisurazione in concreto di una sanzione di ammontare «abnorme», in contrasto con il principio di proporzionalità sancito a livello europeo.

Considerata la natura afflittiva delle sanzioni antitrust, è illegittimo, per violazione dell’art. 7 Cedu, nella parte in cui prevede che «non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso», e contrasta con il principio penalistico della retroattività in bonam partem, il provvedimento di rideterminazione dell’Agcm, che ha applicato il minimo edittale previsto dalla normativa vigente al momento della commissione dell’infrazione, piuttosto che la disciplina posteriore che avrebbe condotto al ricalcolo dell’ammenda in misura notevolmente inferiore, in coerenza con la diversa e più favorevole qualificazione dell’intesa anticoncorrenziale e con la minore durata della stessa, per come accertate nella sentenza di annullamento in parte qua del provvedimento sanzionatorio originario.

Dal principio secondo cui gli effetti dell’annullamento di un atto ad opera del giudice amministrativo retroagiscono al momento della sua emanazione discende che, laddove la sentenza abbia riformato in tutto o in parte il provvedimento antitrust, quest’ultimo è da intendersi tamquam non esset, con conseguente impossibilità per lo stesso di costituire il termine iniziale di decorrenza del pagamento della sanzione e necessità, per l’Agcm, di adottare un nuovo provvedimento sanzionatorio sulla base della decisione giudiziale, anche ai fini dell’individuazione del dies a quo per l’applicazione della maggiorazione da ritardo, che si sostanzia in un’obbligazione di natura aggiuntiva rispetto alla pena principale inflitta.

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