0004 Repertorio

CORTE DI CASSAZIONE; Sezione I Civile; 4 giugno 2015 n. 11564

CONCORRENZA (DISCIPLINA DELLA) – MERCATO RILEVANTE – DEFINIZIONE – SINDACATO DI LEGITTIMITÀ – LIMITI – art. 360 c.p.c.; art. 3 l. 287/90

CONCORRENZA (DISCIPLINA DELLA) – ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE – MERCATO GEOGRAFICAMENTE RILEVANTE – DEFINIZIONE – art. 3 l. 287/90

CONCORRENZA (DISCIPLINA DELLA) – ILLECITO ANTICONCORRENZIALE – ACCERTAMENTO – POTERI ISTRUTTORI DEL GIUDICE – art. 33 l. 287/90

La definizione di mercato rilevante è sindacabile in sede di legittimità per violazione di legge nei limiti in cui la censura abbia ad oggetto l’operazione di «contestualizzazione» delle fonti normative, frutto di una valutazione complessa che adatta al caso specifico concetti giuridici indeterminati, quali il «mercato rilevante» e «l’abuso di posizione dominante».

In tema di abuso di posizione dominante, la ricorrenza di negozi giuridici aventi ad oggetto la gestione di prodotti o l’erogazione di servizi in un determinato settore, specialmente se di contenuto discriminatorio, può attestare l’esistenza di un mercato geograficamente rilevante, posto che quest’ultimo si identifica con «il più piccolo contesto (insieme di prodotti ed area geografica)» nel cui ambito sono possibili restrizioni consistenti della ricorrenza, tenuto conto anche delle possibilità di sostituzione.

Poste: a) le difficoltà di prova per il privato che faccia valere in giudizio un illecito anticoncorrenziale in assenza di una previa decisione dell’Agcm; b) la conseguente esigenza di tutela anche mediante un’interpretazione delle norme processuali funzionale all’obiettivo della corretta attuazione del diritto della concorrenza, pur nel rispetto del principio del contraddittorio e fermo restando l’onere dell’attore di indicare in modo sufficientemente «plausibile» seri indizi dimostrativi della fattispecie denunciata come idonea ad alterare la libertà di concorrenza, va cassata la sentenza della corte di merito che abbia deciso la causa applicando meccanicamente il principio dell’onere della prova, senza valutare l’opportunità di attivare anche d’ufficio i poteri istruttori.

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