0004 Repertorio

CORTE DI CASSAZIONE; Sezioni Unite Civili; 29 aprile 2015 n. 8620

ASSICURAZIONE (CONTRATTO DI) – ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA R.C.A. – CIRCOLAZIONE – USO DEL VEICOLO CORRISPONDENTE ALLE SUE FUNZIONALITÀ – FATTISPECIE – art. 2054 c.c.; artt. 1, 18 l. 990/69

Nel concetto di circolazione, ai fini dell’applicabilità della disciplina sull’assicurazione obbligatoria r.c.a., rientrano tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere con le sue proprie modalità (nella specie, si è ritenuto che rientri nell’operatività della garanzia r.c.a. il sinistro provocato, per un’errata manovra del braccio meccanico, da un’autogrù posizionata e attiva su strada pubblica.

CIRCOLAZIONE STRADALE – VIABILITÀ E CIRCOLAZIONE – RC AUTO – ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA – NOZIONE DI CIRCOLAZIONE STRADALE – INCLUSIONE DELLA CIRCOLAZIONE STATICA (FERMATA O SOSTA DEL VEICOLO) – MACCHINE OPERATRICI – USO CONCRETO DEL VEICOLO EQUIPAGGIATO CON SPECIALI ATTREZZATURE – AI FINI DELLA COPERTURA ASSICURATIVA – IRRILEVANZA

Nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato dall’articolo 2054 del codice civile è compresa anche la posizione di sosta o di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere e per le quali esso può circolare nelle strade. Ne consegue che per l’operatività della garanzia per la Rca obbligatoria (di cui all’articolo 1 della legge 24 dicembre 1969 n. 990, applicabile ratione temporis, corrispondente al vigente articolo 122 del decreto legislativo 7 settembre 2005 n. 209) è necessario il mantenimento da parte del veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o su area a essa parificata, delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando invece indifferente l’uso che in concreto si faccia del veicolo, sempreché tale uso rientri nelle ordinarie operazioni che il veicolo stesso può compiere secondo le sue speciali caratteristiche (nella fattispecie, la Suprema corte ha ritenuto che rientri nel concetto di circolazione stradale, con conseguente operatività della copertura assicurativa obbligatoria, l’operazione di carico di un cassone metallico da parte di una macchina operatrice – nello specifico un’autogru – il cui braccio meccanico, a causa di un’errata manovra del conducente, aveva urtato il citato cassone, posto in bilico su un muretto, facendolo scivolare verso il basso e così causando la morte di una persona).

ART. 2054 C.C. – CIRCOLAZIONE STRADALE – SIGNIFICATO – CIRCOLAZIONE CD. STATICA (VEICOLO FERMO O IN SOSTA) – SUSSISTE – art. 2054 c.c.

CIRCOLAZIONE CD. STATICA (VEICOLO FERMO O IN SOSTA) – DANNO DA INCENDIO PROPAGATOSI DA AUTO FERMA – RESPONSABILITÀ EX ART. 2054 C.C. – SUSSISTE – COPERTURA ASSICURATIVA – SUSSISTE – art. 2054 c.c.

CIRCOLAZIONE CD. STATICA (VEICOLO FERMO O IN SOSTA) – DANNO DA OPERAZIONI DI CARICO O SCARICO DEL VEICOLO FERMO – RESPONSABILITÀ EX ART. 2054 C.C. – SUSSISTE – COPERTURA ASSICURATIVA – SUSSISTE – art. 2054 c.c.

CIRCOLAZIONE STRADALE EX ART. 2054 C.C. – POSIZIONE DI ARRESTO DEL VEICOLO – INCLUSIONE NEL CONCETTO DI CIRCOLAZIONE – SUSSISTE – USO IN CONCRETO FATTO DEL VEICOLO – RILEVANZA – ESCLUSIONE – art. 2054 c.c.

ART. 2054 CODICE CIVILE – IPOTESI DI RESPONSABILITÀ ETEROGENEE – IN PARTICOLARE, QUATTRO DISTINTE FATTISPECIE – PRECISAZIONI – art. 2054 c.c.

ART. 2054 CODICE CIVILE – IPOTESI DI RESPONSABILITÀ ETEROGENEE – IN PARTICOLARE, QUATTRO DISTINTE FATTISPECIE – PRECISAZIONI – art. 2054 c.c.

SURROGAZIONE – SURROGAZIONE DELL’ASSICURATORE NEI DIRITTI DELL’ASSICURATO VERSO IL TERZO RESPONSABILE – EFFETTI – art.1916 c.c.

La nozione tecnico giuridica di circolazione stradale, quale assunta dall’art. 2054 cod. civ. (e, perciò, rilevante ai fini dell’operatività della garanzia assicurativa) ha una connotazione diversa e più ampia rispetto a quella che il termine “circolazione” assume nel linguaggio comune, sostanzialmente evocante l’idea dello spostamento o movimento, dovendo il concetto di “circolazione stradale”, al di là dell’apparente incongruità lessicale, comprendere anche la “circolazione statica”, e, cioè, anche i momenti di quiete dei veicoli, siccome costituenti un’utilizzazione della strada al pari del transito. Pertanto, ai fini della responsabilità ex art. 2054 cod. civ., rientra nell’ampio concetto di circolazione, in cui deve dunque ritenersi compresa, anche la situazione di arresto o di sosta di un veicolo su strada o area pubblica di pertinenza della stessa. Invero il termine “circolazione stradale” non si limita ad esprimere un concetto dinamico, bensì rappresenta un concetto ampio che include, oltre al movimento, anche la sosta, la fermata e l’arresto dei veicoli, quali episodi insiti nella complessità del fenomeno. In particolare l’inclusione della c.d. “circolazione statica” nell’ambito dell’art. 2054 cod. civ. (e di rimando nella garanzia assicurativa obbligatoria) – prima ancora che dalle richiamate disposizioni del C.d.S. – si evince dalla stessa ratio legis, individuata nella pericolosità della circolazione stradale, giacché anche in occasione di fermate o soste sussiste la possibilità di incontro o comunque di interferenza con la circolazione di altri veicoli o di persone, in quanto i veicoli, seppur fermi, ostacolano o alterano il movimento degli altri veicoli, ingombrando necessariamente la sede stradale, con la conseguenza che anche in tali contingenze non possono il conducente e il proprietario ritenersi esonerati dall’obbligo di assicurare l’incolumità dei terzi. E tanto vale anche per i danni verificatisi quando il veicolo trovasi al di fuori del possibile controllo del conducente, con il limite di quelli derivanti da causa autonoma sopravvenuta (quale il dolo del terzo) di per sè sufficiente a determinare l’evento dannoso.

Anche la responsabilità per danni da vizio di costruzione o difetto di manutenzione del veicolo prevista dall’art. 2054 ult. comma cod. civ., allorquando attiene ad eventi dannosi verificatisi durante la circolazione – ivi compresa la sosta – sulle pubbliche vie o aree equiparate costituisce oggetto dell’assicurazione obbligatoria ai sensi della legge n. 990 del 1969, art. 1 (e attualmente del D. Lgs. n. 299 del 2005, art. 122 che si riporta a tutte le fattispecie di responsabilità di cui all’art. 2054 cod. civ.), con la conseguenza, ad esempio, che, dei danni derivati a terzi dall’incendio propagatosi da un veicolo in sosta, risponde anche l’assicuratore, indipendentemente dal lasso di tempo intercorso tra l’inizio della sosta e l’insorgere dell’incendio.

Sotto l’aspetto operativo/funzionale, le operazioni di carico o scarico del veicolo sono in funzione del suo avvio nel flusso della circolazione, così come qualsiasi atto di movimentazione di esso o delle sue parti (quale apertura, chiusura sportelli ecc), con la conseguenza che, quando avvengano sulla pubblica via, danno luogo all’applicabilità della normativa sull’assicurazione per la R.C.A. (cfr. Cass. 22 maggio 2008, n. 13239 in motivazione). Anche in tali situazioni il veicolo si trova in una situazione riconducibile al concetto di circolazione e il conducente deve essere costantemente in grado di intervenire per evitare danni o pericolo di danni, oppure deve porre in essere accorgimenti tali da escludere, nei limiti del prevedibile, la possibilità che tali eventi si verifichino.

Nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’articolo 2054 cod. civ. è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare nelle strade. Ne consegue che per l’operatività della garanzia per la R.C.A. è necessario il mantenimento da parte del veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area ad essa parificata, delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando, invece, indifferente l’uso che in concreto si faccia del veicolo, sempreché che esso rientri in quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo stesso può avere.

L’art. 2054 cod. civ. accorpa quattro ipotesi di responsabilità, apparentemente eterogenee, assunte sotto l’unica nozione di «circolazione dei veicoli», posto che: il primo comma dell’art. 2054 prevede un obbligo di prevenzione “unilaterale” (in una situazione, definita dalla dottrina di “unilateralità del rischio da circolazione”), facendo carico al conducente, per liberarsi dalla presunzione di responsabilità per i danni arrecati a persone o a cose «dalla circolazione del veicolo», di provare di «aver fatto tutto il possibile per evitare il danno», intendendosi per tale, non già l’impossibilità o la diligenza massima, bensì l’avere osservato, nei limiti della normale diligenza, un comportamento esente da colpa e conforme alle regole del codice della strada, da valutarsi dal giudice con riferimento alle circostanze del caso concreto; il secondo comma postula una situazione di rischio “comune” da circolazione stradale, qual è quella del «caso di scontro tra veicoli», presumendo che ognuno dei conducenti «abbia ugualmente concorso a produrre il danno» salvo prova liberatoria (e, cioè, di aver fatto «tutto il possibile per evitare il danno»); il terzo comma estende il rischio da circolazione, come prefigurato dai due commi precedenti, al proprietario (e ai soggetti ad esso equiparati), presumendone la responsabilità solidale per il fatto del conducente, sul presupposto dell’incauto affidamento, allorché «non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà», e cioè non dimostra di avere tenuto un concreto ed idoneo comportamento ostativo, specificamente inteso a vietare ed impedire la circolazione del veicolo ed estrinsecatosi in atti e fatti rivelatori della diligenza e delle cautele allo scopo adottate; infine l’ultimo comma prevede «in ogni caso» la responsabilità di tutte le persone sopra indicate per i danni derivanti da «vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo», con la conseguenza che esse sono esonerate da responsabilità solo ove risulti dimostrata l’interruzione del nesso causale tra l’evento e la circolazione del veicolo, attraverso la prova dell’esistenza del caso fortuito ovvero dell’inesistenza del vizio di manutenzione o costruzione. Se si cerca il “filo” che collega, sotto l’unica rubrica di «circolazione di veicoli», tutte queste ipotesi di responsabilità presunta e, nel caso dell’ultimo comma, di responsabilità oggettiva, questo va individuato nella pericolosità dei due elementi caratterizzanti tutte le ridette ipotesi e, cioè, vuoi della circolazione, vuoi del veicolo – non già singolarmente intesi, ma nella loro interazione – per la considerazione della prevedibilità del danno che ne può derivare a persone e cose.

La responsabilità ex art. 2054 c.c. costituisce una species del genus di responsabilità prevista dall’art. 2050 c.c.. La responsabilità del proprietario (e soggetti equiparati) di cui ai commi 3 e 4 è espressione del rischio insito nella circolazione dei veicoli ed è correlata al principio cuius commoda eius et incommoda, con una sostanziale differenza; e ciò in quanto, nell’ipotesi di cui al comma 3, che è di responsabilità per colpa (presunta), la prova liberatoria consisterà nella dimostrazione da parte del proprietario dell’assolvimento dell’obbligo comportamentale imposto al conducente dai commi precedenti (di aver fatto «tutto il possibile per evitare il danno») ovvero nella prova che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà, mentre, nell’ipotesi di cui al comma 4, che è di responsabilità oggettiva, occorrerà la prova, da parte di tutti i soggetti di cui ai commi precedenti, dell’interruzione del collegamento causale dell’evento con un vizio di costruzione o di manutenzione (id est con la circolazione del veicolo), attraverso la dimostrazione di un fattore esterno che, con propria autonoma ed esclusiva efficienza causale, abbia determinato il verificarsi del danno, nel qual caso, unico responsabile di esso sarà il soggetto cui va ascritta la responsabilità in ordine al fattore sopraggiunto.

La surrogazione dell’assicuratore nei diritti dell’assicurato verso il terzo responsabile, ai sensi dell’art. 1916 cod. civ. e fino a concorrenza dell’indennità pagata, comporta, entro tale limite, l’estromissione dal rapporto dell’assicurato ed il trasferimento della legittimazione attiva, con la conseguenza che, nella controversia promossa dall’assicuratore medesimo contro detto terzo in forza di quella surrogazione, non insorge necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti dell’assicurato, ferma restando la facoltà del convenuto di opporre tutte le eccezioni inerenti al rapporto di danneggiamento che avrebbe potuto far valere nei riguardi di esso assicurato-danneggiato, nonché la facoltà di quest’ultimo di esperire autonoma azione risarcitoria per il danno eccedente l’indennità riscossa.

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