0004 Repertorio

CORTE COSTITUZIONALE; 19 novembre 2015 n. 236

GIURISDIZIONE – GIUDIZIO DI COSTITUZIONALITÀ – GIUDIZIO A QUO – DUBBI SULLA GIURISDIZIONE – RILEVANZA – LIMITI – INDIVIDUAZIONE – FATTISPECIE

Dall’autonomia del giudizio incidentale di costituzionalità rispetto a quello principale, discende che, in sede di verifica dell’ammissibilità della questione, la Corte medesima può rilevare il difetto di giurisdizione soltanto nei casi in cui questo appaia macroscopico, così che nessun dubbio possa aversi sulla sua sussistenza; la relativa indagine deve, peraltro, arrestarsi laddove il rimettente abbia espressamente motivato in maniera non implausibile in ordine alla sua giurisdizione, come avviene nel caso di impugnativa di atti in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.

ELEZIONI – ELETTORATO PASSIVO – CONDANNA – SOSPENSIONE EX LEGGE SEVERINO – NATURA GIURIDICA – PENALE – ESCLUSIONE – RATIO – INDIVIDUAZIONE

Le misure della incandidabilità, della decadenza e della sospensione non hanno carattere sanzionatorio, non costituiscono sanzioni o effetti penali della condanna, ma conseguenze del venir meno di un requisito soggettivo per l’accesso delle cariche considerate o per il loro mantenimento. In particolare, la sospensione di diritto dalle cariche di coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati dall’articolo 10, comma 1, lettere a), b) e c), del Dlgs 235/2012 non ha natura sanzionatoria; la misura in questione, invece, risponde a esigenze proprie della funzione amministrativa e della pubblica amministrazione presso cui il soggetto colpito presta servizio e, trattandosi di sospensione, costituisce misura sicuramente cautelare.

ELEZIONI – ELETTORATO PASSIVO – CONDANNA – SOSPENSIONE EX LEGGE SEVERINO – SENTENZA NON PASSATA IN GIUDICATO – MANDATI IN CORSO – APPLICABILITÀ – QUESTIONE DI ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE – INFONDATA

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale – sollevata in riferimento agli articoli 2, 4, secondo comma, 51, primo comma, e 97, secondo comma, della Costituzione – dell’articolo 11, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 31 dicembre 2012 n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012 n. 190), in relazione all’articolo 10, comma 1, lettera c), del medesimo decreto legislativo, il quale statuisce che «sono sospesi di diritto dalle cariche indicate dal comma 1 dell’articolo 10: a) coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati dall’articolo 10, comma 1, lettere a), b) e c)». Di fronte a una grave situazione di illegalità nella pubblica amministrazione, infatti, non è irragionevole ritenere che una condanna (non definitiva) per determinati delitti contro la pubblica amministrazione susciti l’esigenza cautelare di sospendere temporaneamente il condannato dalla carica, per evitare un “inquinamento” dell’amministrazione e per garantire la “credibilità” dell’amministrazione presso il pubblico, cioè il rapporto di fiducia dei cittadini verso l’istituzione, che può rischiare di essere incrinato dall’”ombra” gravante su di essa a causa dell’accusa da cui è colpita una persona attraverso la quale l’istituzione stessa opera. Tali esigenze sarebbero vanificate se l’applicazione delle norme in questione dovesse essere riferita soltanto ai mandati successivi alla loro entrata in vigore.

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