0004 Repertorio

CONSIGLIO DI STATO; Sezione III; 16 giugno 2015 n. 3027

UNIONE EUROPEA – CONCORRENZA – AIUTO DI STATO – NOZIONE – INTERPRETAZIONE – COMPETENZA – POTERI-DOVERI DEL GIUDICE NAZIONALE

UNIONE EUROPEA – CONCORRENZA – AIUTO DI STATO – LEGITTIMITÀ – VERIFICA – COMPETENZA – I.N.P.S.

UNIONE EUROPEA – CONCORRENZA – AIUTO DI STATO – ILLEGITTIMAMENTE CONCESSO – RECUPERO DELLO STATO MEMBRO – OBBLIGO – IMPOSSIBILITÀ ASSOLUTA – INTERPRETAZIONE COMUNITARIA – CONSEGUENZA

UNIONE EUROPEA – CE – DIRITTO INTERNO – CONFORMAZIONE AL DIRITTO COMUNITARIO – OBBLIGO – AMBITO APPLICATIVO

UNIONE EUROPEA – CONCORRENZA – AIUTO DI STATO – ILLEGITTIMAMENTE CONCESSO – RECUPERO COMUNITARIO – COMMISSIONE EUROPEA – PRESCRIZIONE EUROPEA E PRESCRIZIONE NAZIONALE – EFFETTI

Al giudice nazionale è data la possibilità di interpretare la nozione di aiuto di Stato solo sotto il profilo della verifica fattuale delle condizioni esonerative dello stesso, ovvero chiedendo l’intervento chiarificatore della Corte di Giustizia con lo strumento del rinvio pregiudiziale ex art. 267 T.F.U.E., in modo da consentire un’applicazione che contribuisca all’attuazione del diritto comunitario, essendogli comunque preclusa la valutazione della compatibilità dell’aiuto con il mercato comune in base ai criteri enunziati dall’art. 107 (ex 87), trattandosi di compito che spetta in via esclusiva solo alla Commissione europea sotto il controllo del giudice comunitario; peraltro il potere-dovere del giudice nazionale di conformarsi al diritto comunitario, concepito quest’ultimo come un unicum con il diritto interno, ma su quest’ultimo automaticamente prevalente, comporta la disapplicazione, di propria iniziativa, non solo delle regole processuali del diritto interno, ma anche di ogni altra disposizione interna quand’anche di rango legislativo, che impedisca il recupero dell’aiuto di Stato dichiarato illegittimo, rendendo inoperanti, in nome del principio di effettività ed immediatezza del recupero, addirittura lo stesso giudicato interno ex art. 2909 c.c., la certezza dei rapporti giuridici, gli spazi temporali del recupero (prescrizione), l’incolpevole affidamento del beneficiario dell’aiuto ed ancor più in generale, possibili profili di legittimità costituzionale delle norme interne. Infatti, secondo la Corte di giustizia, è possibile avvalersi delle norme nazionali al fine di disciplinare le azioni di recupero solo nella misura necessaria per l’attuazione del diritto comunitario, ma l’applicazione delle norme nazionali non deve menomare la portata e l’efficacia del diritto comunitario, come avverrebbe in particolare se tale applicazione della norma interna rendesse praticamente impossibile il recupero delle somme irregolarmente versate.

Ai sensi dell’art. 1 comma 351 e ss., l. 24 dicembre 2012, n. 228 è affidato all’Inps il compito di richiedere alle imprese beneficiarie degli aiuti di Stato sotto forma di sgravio gli elementi e la documentazione necessari per la identificazione dell’aiuto di Stato illegale anche con riferimento all’idoneità dell’agevolazione concessa, in ciascun caso individuale, a falsare la concorrenza e ad incidere sugli scambi intracomunitari; ai sensi del successivo comma 353, qualora le imprese destinatarie della richiesta dell’Inps omettano senza giustificato motivo, di fornire le informazioni o di esibire i documenti richiesti, l’idoneità dell’agevolazione a falsare o a minacciare la concorrenza e incidere sugli scambi comunitari è presunta e, conseguentemente, l’Inps provvede al recupero integrale dell’agevolazione; infine, il successivo comma 354 prevede che, ricevuta la risposta da parte delle imprese e quindi esaurita l’attività istruttoria anche a seguito del parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’Inps notifica l’avviso di addebito di cui all’art. 30, d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito nella l. 30 luglio 2010 n. 122 aumentato degli interessi calcolati sulla base del regolamento CE n. 794/2004 dalla data in cui si è fruito dell’agevolazione e sino alla data del recupero effettuato.

Ai sensi dell’art. 249 comma 4, Trattato CE lo Stato membro, destinatario di una Decisione che gli impone di recuperare aiuti di Stato illegittimi, è tenuto ad adottare ogni misura idonea ad assicurare la esecuzione della Decisione; si tratta di un obbligo di risultato e il recupero non deve essere solo effettivo, ma immediato, né potrebbero addursi impossibilità impreviste o imprevedibili di recupero, tali non essendo né le difficoltà giuridiche, ed in specie procedurali e conseguenti a provvedimenti cautelari o giudiziari anche passati in giudicato, né pratiche, né politiche; il concetto di impossibilità assoluta è stato costantemente interpretato in maniera restrittiva dalle Corti comunitarie ed è stato escluso che l’impossibilità possa essere rinvenuta nella normativa nazionale sulla prescrizione o su qualsiasi altra normativa interna tale da rendere difficoltoso o impossibile il recupero.

La conformazione del diritto interno al diritto comunitario deve trovare attuazione anche con riguardo alle regole, processuali o procedimentali, quali ad esempio quelle poste della l. 7 agosto 1990 n. 241, che di tale diritto comunitario possono impedire una piena applicazione; conseguentemente l’unica chiave interpretativa della normativa di diritto interno, anche con riferimento a profili di legittimità costituzionale delle norme nazionali, ruota attorno alla prevalenza del diritto comunitario sulla norma nazionale e sul fine precipuo di garantire l’esecuzione immediata ed effettiva della decisione di recupero per realizzare la certezza delle norme comunitarie che permettono una interpretazione conforme in tutti gli Stati membri; inoltre, in ossequio al principio di supremazia del diritto comunitario, riconosciuto da tutti gli Stati membri, con perdita a favore delle istituzioni comunitarie della propria sovranità legislativa, le sentenze della Corte di giustizia hanno effetti vincolanti per i giudici nazionali chiamati a pronunziarsi sulle singole fattispecie recando norme integrative dell’ordinamento comunitario.

Ai sensi dell’art. 15, Reg. CE n. 659/1999 i poteri della Commissione europea, finalizzati al recupero di aiuti di Stato illegittimamente corrisposti da Stati membri, sono soggetti a un periodo prescrizionale di dieci anni decorrenti dal giorno in cui l’aiuto è stato concesso al beneficiario; tale termine, stante il richiamato principio di generale prevalenza del diritto comunitario, produce effetti anche di diritto interno, escludendo in radice l’applicabilità di disposizioni potenzialmente incompatibili, con l’effetto che la normativa nazionale sulla prescrizione va comunque disapplicata per contrasto con il principio di effettività proprio del diritto comunitario, qualora impedisca il recupero di un aiuto di Stato dichiarato incompatibile con decisione della Commissione europea divenuta definitiva.

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