0004 Repertorio

CORTE DI CASSAZIONE; Sezioni Unite Civili; 15 maggio 2015 n. 9935

CONCORDATO PREVENTIVO E ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI – CONCORDATO E FALLIMENTO – PREVENZIONE – artt. 39, 273, 295 c.p.c.; artt. 15, 161, 162, 173, 179, 180 l.f.

In pendenza di un ricorso per concordato preventivo, ordinario o con riserva, il fallimento del debitore (su istanza del creditore o richiesta del pubblico ministero) può essere dichiarato soltanto quando ricorrono gli eventi previsti dagli art. 162, 173, 179 e 180 l. fall., peraltro non sussistendo una pregiudizialità tecnico-giuridica tra le due procedure, talché la dichiarazione di fallimento non è esclusa durante le eventuali fasi di impugnazione dell’esito negativo del concordato preventivo.

La pendenza di una domanda di concordato preventivo, ordinario o con riserva, non rende improcedibile l’iter pre-fallimentare iniziato su istanza del creditore, o su richiesta del pubblico ministero, e non ne consente neppure la sospensione, ma impedisce temporaneamente soltanto la dichiarazione di fallimento, sino al verificarsi degli eventi previsti dagli art. 162, 173, 179 e 180 l. fall.: il procedimento può, dunque, essere istruito e concludersi con un decreto di rigetto.

Tra la domanda di concordato preventivo e l’istanza o la richiesta di fallimento ricorre (in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi) un rapporto di continenza, con la conseguenza che va disposta la riunione dei relativi procedimenti, ai sensi dell’art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero vanno applicate le disposizioni dettate dall’art. 39, 2° comma, c.p.c., in tema di continenza e competenza, se pendenti presso giudici differenti.

La domanda di concordato preventivo, anche soltanto «in bianco», presentata dal debitore non per regolare la crisi d’impresa attraverso un accordo con i propri creditori, bensì con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile, in quanto integra gli estremi di un abuso del processo.

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