0004 Repertorio

CORTE DI CASSAZIONE; Sezione I Civile; 22 luglio 2015 n. 15367

SEPARAZIONE E DIVORZIO – CASA CONIUGALE – PROVVEDIMENTO DI ASSEGNAZIONE – CONTESTAZIONE DELLE CONDIZIONI DA PARTE DEL TERZO ACQUIRENTE L’IMMOBILE – GIUDIZIO DI ACCERTAMENTO – NECESSITÀ – art. 9 l. 898/70; artt. 155-quater, 1218, 1223, 1227, 2043, 2056 c.c.

L’efficacia della pronuncia giudiziale del provvedimento di assegnazione della casa coniugale può essere messa in discussione tra i coniugi nelle forme del procedimento di revisione di cui all’articolo 9 della legge 898/70, mentre il terzo acquirente dell’immobile non può che proporre un ordinario giudizio di cognizione per l’accertamento dell’insussistenza delle condizioni per il mantenimento del diritto personale di godimento a favore del coniuge assegnatario della casa coniugale, per essere venuta meno la presenza di figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti con il medesimo conviventi.

FAMIGLIA – MATRIMONIO – SCIOGLIMENTO – DIVORZIO – OBBLIGHI – ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE AL CONIUGE AFFIDATARIO – TERZO SUCCESSIVO ACQUIRENTE DEL BENE – RISPETTO DEL GODIMENTO DELL’ASSEGNATARIO, NEI LIMITI TEMPORALI DI OPPONIBILITÀ DEL PROVVEDIMENTO DI ASSEGNAZIONE – CONFIGURABILITÀ – PORTATA – CONSEGUENZE – OBBLIGO DI PAGAMENTO DI CORRISPETTIVO DA PARTE DEL BENEFICIARIO DI TALE GODIMENTO – CONFIGURABILITÀ – ESCLUSIONE – FONDAMENTO – art. 155 c.c.; art. 11 l. 74/87

Nel caso di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, ai sensi degli articoli 155, comma quarto, del Cc – in tema di separazione personale – e 6, comma sesto, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (come sostituito dall’articolo 11 della legge 6 marzo 1987 n. 74) – in tema di divorzio – il terzo acquirente del bene in epoca successiva al provvedimento di assegnazione è tenuto, negli stessi limiti di durata (nove anni dalla data di assegnazione, ovvero, nel caso di trascrizione, anche oltre i nove anni) nei quali è a lui opponibile il provvedimento stesso, a rispettare il godimento del coniuge del suo dante causa, nello stesso contenuto e nello stesso regime giuridico propri dell’assegnazione, quale vincolo di destinazione collegato all’interesse dei figli. Ne consegue che è escluso qualsiasi obbligo di pagamento da parte del beneficiario per tale godimento, atteso che ogni forma di corrispettivo varrebbe a snaturare la funzione stessa dell’istituto, in quanto incompatibile con la sua finalità esclusiva di tutela della prole, ed inciderebbe direttamente sull’assetto dei rapporti patrimoniali tra i coniugi dettato dal giudice della separazione o del divorzio.

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