0004 Repertorio

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE Lombardia; sede di Brescia; 4 giugno 2015 n. 795

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – LEGITTIMAZIONE A RICORRERE E A RESISTERE – LEGITTIMAZIONE A RICORRERE – AVVERSO I PROVVEDIMENTI AUTORIZZATIVI DELLA LOCALIZZAZIONE DI UN NUOVO IMPIANTO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA ALIMENTATO DA FONTI RINNOVABILI – SUSSISTENZA – IN CAPO AI RESIDENTI NELLA FRAZIONE IN CUI L’IMPIANTO È COLLOCATO – LEGITTIMAZIONE A RICORRERE – IN CASO DI PROGETTO RIGUARDANTE OPERE O IMPIANTI PER CUI SI PONE IL PROBLEMA DELL’ASSOGGETTABILITÀ A VIA – SUSSISTENZA – IN CAPO A TUTTI COLORO CHE FANNO PARTE DEL «PUBBLICO INTERESSATO» – AI SENSI DELL’ART. 1, PAR. 2-E, DIRETTIVA N. 2011/12/UE – art. 1 dir. 2011/12/UE

ATTO AMMINISTRATIVO – CONVALESCENZA E CONVALIDA – CONVALIDA PREVISTA DALL’ART. 21 NONIES COMMA 2, L. N. 241 DEL 1990 – APPLICABILITÀ ANCHE IN MATERIA AMBIENTALE – art. 21-nonies l. 241/90

ENERGIA ELETTRICA – FONTI ALTERNATIVE DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – IMPIANTI A BIOMASSA E BIOGAS – MODIFICHE ALLA POTENZA TERMICA INSTALLATA E AL COMBUSTIBILE RINNOVABILE UTILIZZATO – COMPORTANO L’OBBLIGO DI RINNOVARE L’INTERA PROCEDURA DI AUTORIZZAZIONE

INQUINAMENTI – RIFIUTI – IN GENERE – QUALIFICAZIONE COME SOTTOPRODOTTO DELL’IDROBIOS – NE ESCLUDE L’ASSIMILAZIONE AI RIFIUTI

ENERGIA ELETTRICA – FONTI ALTERNATIVE DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – IMPIANTI DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – INTRODUZIONE DI NUOVE SOGLIE MEDIANTE DECRETO MINISTERIALE – CON LA MODIFICA DELL’ART. 6 COMMA 7-C, D.LG. N. 152 DEL 2006, INTRODOTTA DALL’ART. 15 COMMA 1-C, D.L. 24 GIUGNO 2014 N. 91 – VALUTAZIONE CIRCA LA VERIFICA DI ASSOGGETTAMENTO ALLA V.I.A. DELL’IMPIANTO DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – DEVE ESSERE EFFETTUATA CASO PER CASO SULLA BASE DEI CRITERI STABILITI NELL’ALLEGATO V ALLA PARTE SECONDA DEL D.LG. N. 152 DEL 2006 – art. 6 d.lgs. 152/06; art. 15 d.lgs. 91/14

ENERGIA ELETTRICA – FONTI ALTERNATIVE DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – IMPIANTI DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – OMESSO ASSOGGETTAMENTO A VIA DELL’IMPIANTO DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – COMPORTA LA SOSPENSIONE O L’ANNULLAMENTO DELL’AUTORIZZAZIONE – ECCEZIONI

AMBIENTE – VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (V.I.A.) – VERIFICHE SUCCESSIVE ALLA MESSA IN ESERCIZIO DELL’IMPIANTO DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – SONO LA NORMALE E NECESSARIA PROSECUZIONE DELL’ORIGINARIA VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ AMBIENTALE

La qualifica di residenti nella frazione dove è localizzato il nuovo impianto per la produzione di energia elettrica alimentato da fonti rinnovabili è idonea a consentire l’impugnazione dei provvedimenti autorizzativi, indipendentemente dal requisito della vicinitas. Quest’ultimo può essere imposto per le costruzioni ordinarie, quando è evidente che la nuova opera si limita a creare disagio ai proprietari confinanti o situati in prossimità. Quando invece si tratta di opere che si pongano fuori scala rispetto al contesto, perché comportano direttamente (per le dimensioni) o indirettamente (per gli effetti inquinanti o disturbanti dell’attività svolta) un impatto significativo su un’area vasta (misurabile, ad esempio, attraverso gli studi sulla dispersione degli inquinanti), la facoltà di impugnazione deve essere riconosciuta a tutti coloro che non considerano in concreto accettabile lo scambio tra sviluppo economico e perdita delle caratteristiche originarie del territorio. Se, poi, il progetto riguarda opere o impianti per cui si pone, o potrebbe porsi, il problema dell’assoggettabilità a VIA, la legittimazione a intervenire nella procedura e a proporre impugnazione deve essere riconosciuta non solo ai vicini ma a tutti coloro che fanno parte del «pubblico interessato» ai sensi dell’art. 1, par. 2-e, Direttiva n. 2011/12/UE. L’ambito della legittimazione si estende quindi fino a comprendere l’intera collettività che abbia un qualche punto di contatto con la nuova opera.

La convalida prevista dall’art. 21 nonies comma 2, l. n. 241 del 1990 è applicabile anche in materia ambientale. Con particolare riguardo agli impianti alimentati da fonti rinnovabili, qualificati ex lege come opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, l’interesse pubblico a sanare i vizi dei provvedimenti autorizzativi è implicito nel favore legislativo verso la diffusione di queste tecnologie.

In base all’art. 5 comma 3, d.lg. n. 28 del 2011, negli impianti a biomassa e biogas, le modifiche alla potenza termica installata e al combustibile rinnovabile utilizzato sono qualificate come sostanziali e di conseguenza comportano l’obbligo di rinnovare l’intera procedura di autorizzazione.

La qualificazione come sottoprodotto esclude che l’idrobios possa essere assimilato ai rifiuti. La natura di sottoprodotto deriva, oltre che dalla diretta qualificazione comunitaria, anche dal fatto che l’idrobios è commercializzato come fertilizzante e dunque non è una sostanza di cui il produttore voglia sbarazzarsi. Nella preparazione dell’idrobios come fertilizzante devono essere rispettate precise norme tecniche (allegato 6, punto 4, del d.lg. 29 aprile 2010 n. 75 «Ammendante animale idrolizzato»). La possibilità che venga commercializzato idrobios contenente inquinanti non può essere esclusa, ma il principio di precauzione deve essere temperato dal principio di proporzionalità: di conseguenza, non si può estendere direttamente la disciplina del trattamento dei rifiuti, ma le prescrizioni allegate all’autorizzazione dell’impianto (e i controlli nel corso dell’esercizio) devono applicare i medesimi limiti di emissione previsti per i rifiuti (in relazione agli inquinanti che si presume possano essere presenti nell’idrobios).

Con la modifica dell’art. 6 comma 7-c, d.lg. n. 152 del 2006, introdotta dall’art. 15 comma 1-c, d.l. 24 giugno 2014 n. 91, è stata prevista l’introduzione di nuove soglie mediante decreto ministeriale, con la precisazione che, nel frattempo, la valutazione circa la verifica di assoggettamento alla V.I.A. dell’impianto di produzione di energia elettrica deve essere effettuata caso per caso sulla base dei criteri stabiliti nell’allegato V alla parte seconda del d.lg. n. 152 del 2006. La modifica normativa adegua l’ordinamento interno alle indicazioni fornite dalla giurisprudenza comunitaria. Quest’ultima aveva già rilevato l’illegittimità delle soglie nazionali che riducono eccessivamente le fattispecie ricadenti nell’obbligo di analisi in concreto dell’impatto ambientale.

L’omesso assoggettamento a VIA dell’impianto di produzione di energia elettrica comporta, in generale, la sospensione o l’annullamento dell’autorizzazione, salvo casi eccezionali in cui risulti preferibile per l’interesse pubblico che gli effetti del provvedimento siano conservati, ma il vero vincolo per le autorità e i giudici nazionali è che le conseguenze della violazione del diritto comunitario siano cancellate. La sospensione o l’annullamento sono, quindi, soluzioni giuridiche strumentali, il cui scopo è consentire l’applicazione del diritto comunitario, anche attraverso l’effettuazione della valutazione non eseguita in precedenza, o in alternativa attraverso il risarcimento chiesto dai soggetti che abbiano subito pregiudizi a causa dell’omissione.

La compatibilità ambientale non è un concetto naturalistico, ma una condizione di equilibrio tra l’idoneità dei luoghi a ospitare un’attività impattante e le prescrizioni limitative poste alla medesima attività. Graduando e aggiornando le limitazioni è, quindi, possibile migliorare l’equilibrio e confermare nel tempo il giudizio di compatibilità. Un ruolo decisivo sotto questo profilo è svolto, da un lato, dai controlli sulle emissioni, e dall’altro dall’applicazione delle BAT sopravvenute. In questo quadro, le verifiche successive alla messa in esercizio dell’impianto sono la normale e necessaria prosecuzione dell’originaria valutazione di compatibilità ambientale.

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