0004 Repertorio

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE Campania; 10 agosto 2015 n. 4227

ATTO AMMINISTRATIVO – IN GENERE – VERIFICA DI LEGITTIMITÀ DEGLI ATTI IMPUGNATI – VA CONDOTTA AVENDO RIGUARDO ALLA DISCIPLINA VIGENTE AL MOMENTO DELL’ADOZIONE DEGLI STESSI

EDILIZIA E URBANISTICA – PIANI REGOLATORI GENERALI – IN GENERE – ATTI DI PROGRAMMAZIONE CHE IMPONGONO LIMITI TERRITORIALI ALL’INSEDIAMENTO DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE – RIENTRANO NELL’AMBITO DELLE LIMITAZIONI VIETATE – SALVO LA SUSSISTENZA DI MOTIVI IMPERATIVI DI INTERESSE GENERALE

COMMERCIO DI VENDITA AL PUBBLICO – MAGAZZINI A PREZZO UNICO, SUPERMERCATI, IPERMERCATI ED EMPORI IN GENERE – CRITERIO DELLA CONTESTUALITÀ TRA IL PROCEDIMENTO AUTORIZZATORIO, PREORDINATO ALLA CONFORMITÀ EDILIZIO – URBANISTICA DELLE COSTRUZIONI DI MEDIE E GRANDI STRUTTURE DI VENDITA, E IL PROCEDIMENTO RELATIVO ALL’ABILITAZIONE ANNONARIA – MIRA AD EVITARE IL CONTRASTO DI DETTE STRUTTURE CON LE PRESCRIZIONI URBANISTICHE

COMMERCIO DI VENDITA AL PUBBLICO – MAGAZZINI A PREZZO UNICO, SUPERMERCATI, IPERMERCATI ED EMPORI IN GENERE – REGOLARITÀ URBANISTICO – EDILIZIA DEI LOCALI IN CUI SVOLGERE L’ATTIVITÀ – NECESSITÀ – SIA IN SEDE DI RILASCIO DEL RELATIVO TITOLO AUTORIZZATORIO SIA PER L’INTERA DURATA DEL SUO SVOLGIMENTO

EDILIZIA E URBANISTICA – PIANI REGOLATORI GENERALI – IN GENERE – PRESCRIZIONI CONTENUTE NEI PIANI URBANISTICI – PREVALGONO SUL PIANO COMMERCIALE – IN RAGIONE DELL’INTERESSE PUBBLICO TUTELATO

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – RICORSO GIURISDIZIONALE – IN GENERE – DOMANDA ANNULLATORIA – RIGETTO – COMPORTA LA REIEZIONE ANCHE DELLA DOMANDA RISARCITORIA

La verifica di legittimità degli atti impugnati non può che condursi esclusivamente alla luce del contesto normativo e, soprattutto, delle discipline programmatorie, urbanistica e commerciale, vigenti nel Comune al momento in cui gli atti stessi sono stati adottati.

Il legislatore statale ha stabilito che ricadono nell’ambito delle limitazioni vietate (salvo la sussistenza di motivi imperativi di interesse generale) non solo i piani commerciali che espressamente sanciscono il contingentamento numerico delle attività economiche, ma anche gli atti di programmazione che impongano «limiti territoriali» al loro insediamento (artt. 31 comma 1, e 34 comma 3, d.l. n. 201 del 2011). Debbono, perciò, considerarsi abrogate le disposizioni di pianificazione e programmazione territoriale o temporale autoritativa con prevalente finalità economica o prevalente contenuto economico, che pongano limiti, programmi e controlli non ragionevoli, ovvero non adeguati ovvero non proporzionati rispetto alle finalità pubbliche dichiarate e che in particolare impediscano, condizionino o ritardino l’avvio di nuove attività economiche o l’ingresso di nuovi operatori economici (art. 1, d.l. n. 1 del 2012). Le norme sopra menzionate impongono al giudice, chiamato a sindacare la legittimità degli atti di pianificazione urbanistica che dispongono limiti o restrizioni all’insediamento di nuove attività economiche in determinati ambiti territoriali, l’obbligo di effettuare un riscontro molto più penetrante di quello che si riteneva consentito in passato e ciò per verificare, tramite un’analisi degli atti preparatori e delle concrete circostanze di fatto che a tali atti fanno da sfondo, se effettivamente i divieti imposti possano ritenersi correlati e proporzionati ad effettive esigenze di tutela dell’ambiente urbano o afferenti all’ordinato assetto del territorio sotto il profilo della viabilità, della necessaria dotazione di standard o di altre opere pubbliche. In caso contrario, le limitazioni in parola non sono più riconducibili a motivi imperativi di interesse generale e devono, pertanto, essere considerate illegittime.

Il criterio della contestualità tra il procedimento autorizzatorio, preordinato alla conformità edilizio-urbanistica delle costruzioni di medie e grandi strutture di vendita, e il procedimento relativo all’abilitazione annonaria è tendenzialmente orientato ad evitare che siffatti insediamenti commerciali possano porsi in contrasto con le prescrizioni urbanistiche. Di qui, dunque, il potere-dovere per le Amministrazioni locali di verificare il rispetto delle prescrizioni urbanistiche ed edilizie, che deve sussistere sin dall’inizio o a seguito di ottenimento di un titolo edilizio in sanatoria, anche in sede di rilascio delle autorizzazioni commerciali.

È sempre richiesta la regolarità urbanistico-edilizia dei locali in cui l’attività dovrebbe essere esercitata, sia in sede di rilascio del relativo titolo autorizzatorio sia per l’intera durata del suo svolgimento.

Le prescrizioni contenute nei piani urbanistici in ragione dell’interesse pubblico tutelato impediscono di attribuire prevalenza al piano commerciale rispetto a quello urbanistico. Le previsioni di un piano commerciale devono avvenire ed attuarsi in conformità e comunque in coerenza con le scelte di pianificazione territoriale recate dallo strumento urbanistico disciplinante i vari modi di utilizzo del territorio, inclusi quelli relativi al commercio, di guisa che la disciplina urbanistica deve essere la prima ad essere tenuta in considerazione al fine di valutare l’assentibilità di un’attività commerciale.

Il rigetto del ricorso comporta il rigetto anche della domanda diretta al risarcimento dei danni, carente nei presupposti.

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