0004 Repertorio

CONSIGLIO DI STATO; Sezione IV; 1 settembre 2015 n. 4098

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – INTERESSE A RICORRERE E A RESISTERE – SOPRAVVENUTA CARENZA D’INTERESSE – CONSEGUENZA

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – GIUDIZIO AMMINISTRATIVO – FASCICOLI DI CAUSA – ASSEGNAZIONE – DELIBERA C.P.G.A. DELL’1 LUGLIO 2004 – CRITERI GENERALI E ASTRATTI – LEGITTIMITÀ

ATTO AMMINISTRATIVO – MOTIVAZIONE – OBBLIGO

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – GIUDIZIO AMMINISTRATIVO – RELATORE – NOMINA – ATTO GIURISDIZIONALE – ESCLUSIONE

LEGGI, DECRETI E REGOLAMENTI – INTERPRETAZIONE – CRITERI IN CASO DI DUBBIO – SPECIFICAZIONE

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – GIUDIZIO AMMINISTRATIVO – GIUDICE NATURALE – INDIVIDUAZIONE – CRITERI – DEFINIZIONE

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – GIUDIZIO AMMINISTRATIVO – ASSEGNAZIONE DEI FASCICOLI DI CAUSA E RELATORE – ASSEGNAZIONE E NOMINA – CRITERI

Il ricorso al giudice amministrativo deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse quando l’atto amministrativo impugnato ha cessato di produrre i suoi effetti per il mutamento della situazione di fatto o di diritto presente al momento della proposizione del ricorso che faccia venir meno l’effetto del provvedimento impugnato, ovvero per l’intervenuta adozione di un nuovo provvedimento idoneo a ridefinire l’assetto degli interessi in gioco e tale da rendere certa e definitiva l’inutilità della sentenza.

È legittima la delibera del C.P.G.A. 1º luglio 2004, recante i criteri per l’assegnazione ai magistrati dei fascicoli di causa e gli atti a questa connessi, nonché la ulteriore delibera confermativa dello stesso C.P.G.A. 21 ottobre 2004 e la delibera 11 marzo 2005, modificativa dei predetti criteri, atteso che tali delibere si sono limitate a fissare in materia di assegnazione dei carichi di lavoro dei magistrati da parte dei presidenti criteri di massima generali e astratti, che, come tali, operano a monte delle assegnazioni vere e proprie.

Nell’ordinamento vigente, con esclusione per gli atti c.d. politici, nessun potere, per quanto dotato di amplissima discrezionalità può essere esercitato omettendo di dare contezza dei presupposti in base ai quali si è giunti ad una data soluzione.

Nel processo amministrativo la nomina del relatore di una causa non costituisce atto «giurisdizionale».

Nel caso in cui una disposizione di legge si presta ad una pluralità di interpretazioni, il giudice della causa di merito deve prescegliere quella in virtù della quale la norma sottoposta a scrutinio è costituzionalmente compatibile, piuttosto che quella che implicherebbe un possibile contrasto con la Carta costituzionale.

Il principio fondamentale, che regola l’assegnazione del lavoro ai magistrati, deve essere quello enunciato dall’art. 25 comma 1, Cost., secondo il quale «nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge», principio che implica che il giudice di ogni controversia deve essere precostituito, ovvero deve essere determinato in base a criteri generali con riferimento a situazioni astratte che non si siano ancora verificate e che si realizzeranno solo in futuro.

Nel processo amministrativo spetta sempre al Presidente l’atto formale di nomina dei componenti il collegio giudicante, che però avviene non già «liberamente», ma sulla scorta di criteri predeterminati; e non è nemmeno escluso che lo stesso Presidente ravvisi circostanze obiettive e non agevolmente predeterminabili anticipatamente, che impediscano che una certa causa, ricompresa in un certo «pacchetto», venga attribuita proprio a « quel » relatore e possa operare in conformità sostituendolo.

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