0004 Repertorio

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE Lazio; 7 maggio 2015 n. 6549

AUTORITÀ DI GARANZIA (AUTORITÀ AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI) – AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO – IN GENERE – IMPRESE TENUTE AL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DI CUI ALL’ART. 10 COMMA 7 TER E COMMA QUATER, L. N. 287 DEL 1990 – INDIVIDUAZIONE – art. 10 l. 287/90

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – EGUAGLIANZA – PRINCIPIO DI EGUAGLIANZA – INVOCABILITÀ – ESCLUSIONE – IN PRESENZA DI SITUAZIONI INTRINSECAMENTE ETEROGENEE

AUTORITÀ DI GARANZIA (AUTORITÀ AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI) – AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO – IN GENERE – FINANZIAMENTO DELL’A.G.C.M. GRAVANTE SULLE IMPRESE DI MAGGIORI DIMENSIONI – PREVISTO DALL’ART. 10 COMMA 7 TER, L. N. 287 DEL 1990 – NON È MANIFESTAMENTE IRRAGIONEVOLE O SPROPORZIONATO – RAGIONI – art. 10 l. 287/90

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – SOLIDARIETÀ – PRINCIPIO DESUMIBILE DALL’ART. 53 COST. – SI RIFERISCE ALLA NECESSITÀ CHE CIASCUNO CONCORRA ALLE SPESE PUBBLICHE SECONDO LA PROPRIA CAPACITÀ CONTRIBUTIVA CON CRITERI DI PROGRESSIVITÀ – NECESSARIA CORRELAZIONE TRA CONTRIBUTO AL FUNZIONAMENTO DELL’A.G.C.M. E COSTI EFFETTIVI DI UNA ORGANIZZAZIONE PUBBLICA – NON È PREVISTA – art. 53 Cost.

AUTORITÀ DI GARANZIA (AUTORITÀ AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI) – AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO – IN GENERE – FINANZIAMENTO DELLE AUTORITÀ NAZIONALI DELLA CONCORRENZA – È MATERIA CHE ESULA COMPLETAMENTE DALLA DISCIPLINA RECATA DAL REGOLAMENTO CE N. 1/2003 – reg. 1/2003/CE

L’art. 10 comma 7 ter e comma quater, l. n. 287 del 1990, nella sua attuale formulazione derivante dall’entrata in vigore dell’art. 5 bis, comma 1, d.l. n. 1 del 2012, convertito in l. n. 27 del 2012, è chiara e netta nell’individuare la platea delle imprese soggette al versamento e l’entità dello stesso, almeno per l’anno di riferimento, per cui non vi è spazio per accedere ad una interpretazione diversa da quella letterale operata dall’A.G.C.M., la quale, dunque, non aveva alcun margine discrezionale sul punto, salvi gli ulteriori interventi sull’entità del contributo da applicarsi per gli anni successivi al 2013, ai sensi dell’art. 10 comma 7 quater.

In presenza di situazioni intrinsecamente eterogenee, non può essere invocato il principio di uguaglianza, che postula invece l’omogeneità delle situazioni giuridiche messe a confronto, mentre l’art. 3 Cost. impone che situazioni, seppure analoghe, debbano necessariamente essere sempre sottoposte ad identico trattamento normativo, in quanto rientra nell’ambito della discrezionalità legislativa il compito di dettare anche normative diverse, purché non irragionevolmente discriminatorie.

In relazione ai canoni interpretativi di riferimento dell’art. 3 Cost., non appare manifestamente irragionevole o sproporzionato che il finanziamento dell’A.G.C.M. previsto dall’art. 10 comma 7 ter, l. n. 287 del 1990 sia incentrato sulla contribuzione a carico delle imprese dotate di particolare struttura e dimensione economica le quali, caratterizzate da una presenza significativa nel mercato di riferimento tutelato proprio dall’attività dell’Autorità, per il principio dell’id quod plerumque accidit, sono le destinatarie assolutamente prevalenti dell’attività dell’autorità medesima e dei conseguenti effetti positivi, a sostanziale beneficio delle stesse imprese chiamate alla contribuzione. Inoltre, la soglia introdotta dal legislatore nel comma 7 ter in questione, nell’ambito della generalità ed astrattezza che contraddistingue un testo normativo avente forza di legge, appare ragionevole e non discriminatoria, in quanto solo le imprese di maggiori dimensioni sono atte ad influire sul mercato di riferimento e, come tali, impegnano l’attività dell’A.G.C.M. nella funzione di vigilanza al fine di garanzia che tale mercato non venga «fagocitato» da imprese,che per la loro struttura e dimensioni, siano idonee a dare luogo a comportamenti patologici per imporsi ed eliminare la concorrenza mediante la loro forza economica ed incisività di penetrazione. Ne consegue che il legislatore, nell’ambito dell’ampia discrezionalità in materia tributaria ed esso riconosciuta, ha in realtà evitato sostanziali disparità di trattamento nell’individuare, nelle sole imprese in grado di impegnare, in modo significativo e con costanza, l’attività dell’AGCM, la platea dei contribuenti da assoggettare al contributo in esame.

L’unico principio desumibile dall’art. 53 Cost. si riferisce alla necessità che ciascuno concorra alle spese pubbliche secondo la propria capacità contributiva – con criteri di progressività – per cui non si rinviene alcun principio legato alla necessaria correlazione tra contributo e costi effettivi di una organizzazione pubblica, nel caso di specie una Autorità indipendente. In ogni caso, nella disciplina relativa al finanziamento dell’A.G.C.M. prevista dall’art. 10 comma 7 ter, l. n. 287 del 1990 il principio di cui all’art. 53 Cost. è rispettato in quanto sono chiamate a contribuire all’Autorità le sole imprese di grandi dimensioni e con specifica forma societaria e ciò proprio in relazione alla propria capacità contributiva specifica, ben desumibile dal legislatore – evitandosi così di incorrere nel mero arbitrio – da qualunque indice rilevatore di ricchezza, nel caso di specie individuato nello specifico fatturato, quale elemento che esprime la dimensione economica dell’impresa che costituisce lo sfondo su cui si muove l’attività di vigilanza dell’Autorità.

Dall’esame del Regolamento CE n. 1/2003 non risulta alcuna disposizione che faccia riferimento a costi per consentirne specifiche attività di impresa che devono essere sostenuti ai fini di ingresso nel mercato e tanto perché il sostenimento di costi e il correlativo finanziamento delle autorità nazionali della concorrenza è materia che esula completamente dalla disciplina recata dal Regolamento n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli artt. 81 e 88 del Trattato (art. 101 e 102 del T.F.U.E.); pertanto, i principi derivanti dalla sentenza della Corte di Giustizia del 18 luglio 2013, lungi dall’avere valenza generale ed essere applicabili a tutte le Autorità indipendenti, risultano in realtà riferibili ai soli costi specifici relativi ai “Diritti amministrativi” di cui all’art. 12 della Direttiva in questione.

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