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ICC 14 febbraio 2014, CONFLITTO DELL’ITURI: CONCLUSA L’UDIENZA PRELIMINARE NEI CONFRONTI DI BOSCO NTAGANDA

Tra il 10 ed il 14 febbraio 2014 si è tenuta la discussione sulla convalida delle imputazioni a carico di Bosco Ntaganda, vice comandante delle Forze Patriottiche per la Liberazione del Congo: in seguito alla discussione si è concluso lo scorso 4 aprile lo scambio delle deduzioni scritte e la Seconda Sezione della Pre-Trial Chamber della Corte depositerà il verdetto nei successivi sessanta giorni. L’atto di accusa si compone di una sessantina di pagine e si articola in tredici capi d’imputazione per crimini di guerra e di altri cinque per crimini contro l’umanità.

I fatti si sarebbero verificati nel conflitto dell’Ituri, la regione nordorientale della Repubblica del Congo, già precedentemente interessata da una notevole immigrazione di profughi sia Tutsi che Hutu in seguito all’eccidio del Ruanda avvenuto tra l’aprile ed il luglio del 1994. Il nuovo afflusso, unitamente alle mire di Uganda, Ruanda e Burundi per lo sfruttamento delle abbondanti risorse del territorio, ha radicalizzato le tensioni tra i due gruppi etnici ivi stanziati: gli Hema, prevalentemente nomadi pastori, ed i Lendu, agricoltori stanziali.

Parallelamente alla seconda guerra del Congo (1998-2003), in seguito alla quale si sono composte le tensioni internazionali della regione dei laghi e si è provveduto da parte del governo di Kinshasa alla demilitarizzazione dei profughi hutu stanziatisi sul proprio territorio, la rivalità tra le due etnie locali ha rappresentato la consueta occasione per garantire instabilità istituzionale e la conseguente emergenza di economie parallele di sfruttamento delle risorse dell’area.

I due gruppi, in particolare, si sono organizzati nel Fronte Nazionalista ed Integrazionista (FNI), più vicino al governo centrale, per l’etnia lendu, e, per l’etnia hema, nell’Unione dei Patrioti Congolesi (UPC), guidato da Thomas Lubanga, il cui braccio armato si è organizzato nelle Forze Patriottiche per la Liberazione del Congo (FPLC), il cui vice comandante è stato tra il 2002 ed il 2003 Bosco Ntaganda.

Va qui precisato che nelle due guerre del Congo, così come nel conflitto dell’Ituri, che hanno insanguinato la regione dal 1996 ai giorni nostri, il confronto militare si è caratterizzato da un lato per la bassa intensità tra i gruppi armati (tutte le parti di volta in volta coinvolte hanno sempre avuto a disposizione contingenti di poche decine di migliaia di uomini, il cui reclutamento gravava pesantemente sulle rispettive economie, non consentendo così di affrontare il rischio di annientamento in scontri aperti), ma dall’altro per l’estrema violenza nei confronti della popolazione civile, facendo del Congo il paese con il maggior numero di morti (approssimativamente quantificati in ca. cinque milioni) dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

La condotta delle operazioni si è pertanto nel complesso caratterizzata per la totale inosservanza delle tutele ginevrine nei confronti dei soggetti deboli del conflitto (prigionieri, feriti, malati ed, ancor più, civili). Per dare un’idea delle modalità di conduzione delle operazioni (Bosco Ntaganda risulta imputato sia per crimini perpetrati personalmente, sia in qualità di comandante di forze a loro volta direttamente responsabili), tra le incolpazioni risultano non solo il genocidio (solo per il periodo in contestazione ammonta a qualche decina di migliaia il numero delle vittime), ma anche lo stupro, il sequestro di persona, la riduzione in schiavitù sessuale, la deportazione di civili, l’arruolamento forzato di minori di età anche inferiore ai dieci anni, la distruzione e saccheggio delle proprietà individuali.

                                                                                                                     G.P.

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