ECHR, European Court of Human Rights

ECHR 16643/14: in carico all’Italia i migranti dalla Grecia

Singolare la pronuncia segnalata in evidenza: si dichiara illegittimo il respingimento da parte delle autorità italiane dei migranti provenienti dalla Grecia, sul presupposto che il sistema di accoglienza di quest’ultimo Paese sia inadeguato rispetto alle esigenze di tutela dei rifugiati politici di provenienza extraeuropea.

Desta evidente perplessità l’accettazione come semplice dato di fatto dell’inidoneità delle strutture della Grecia, senza tenere in considerazione che anche quest’ultima sia comunque uno degli Stati firmatari della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo ed, in quanto tale, soggetto internazionale vincolato al rispetto dei diritti fondamentali tutelati dalla Convenzione.

Il fuoco, nel pronunciamento della Corte, dunque trasla dall’inadempimento e dalla conseguente responsabilità della Grecia all’obbligo dell’Italia di sostituirsi a quest’ultima, estendendo l’accoglimento ai profughi di provenienza extraeuropea in transito dalla stessa. Traducendo il principio espresso in termini civilistici, si trasla da un “Inadimplenti non est adimplendum” ad un “Inadimplens officium a tertio exigere potest”, con buona pace del fondamento di qualsivoglia sistema giuridico: la responsabilità.

Evidente la considerazione, ormai cristallizzata anche nei pronunciamenti internazionali, del nostro Paese quale ventre molle di una indiscriminata solidarietà, che fa di tutto tranne che tutelare le ragioni del debole e che espone a costi del tutto insostenibili. Di questo passo si pone irreversibilmente in discussione la persistenza dello Stato sociale. La cosa si aggrava laddove peraltro si consideri che non sussistono effettivi sistemi di selezione tra profughi e migranti a scopo economico e, tanto meno, di controllo delle identità individuali.

A fronte di tali prese irresponsabili di posizione, peraltro da parte di organi privi di sovranità e rappresentatività, l’interlocuzione in sede di Consiglio d’Europa deve per forza di cose essere condotta in termini politici di rigorosa fermezza ed intolleranza nei confronti dell’uso distorto dei poteri conferiti agli organi di giurisdizione sovranazionale.

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