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ECHR 11 MARZO 2014: DA RIVEDERE I TERMINI PRESCRIZIONALI ELVETICI IN MATERIA DI PATOLOGIE AMIANTO-CORRELATE

La Seconda Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha pronunciato sentenza di accertamento di violazione ai sensi dell’art. 6, § 1, della Convenzione (diritto di accesso alla giustizia) nei confronti della Confederazione elvetica per l’eccessiva ristrettezza dei termini prescrizionali in materia di risarcimento del danno alla salute derivante da patologie asbesto-correlate.

Il caso concerneva un dipendente di azienda metalmeccanica esposto a contaminazione da amianto dal 1965 al 1978 e successivamente colpito nel 2004 da mesotelioma pleurico dopo il consueto periodo di incubazione. Il lavoratore aveva ricevuto adeguati trattamenti previdenziali da parte delle competenti amministrazioni elvetiche e nel 2005 si rivolse all’autorità giudiziaria per ottenere il risarcimento del danno morale da parte del datore di lavoro. Nello stesso anno si verificò il decesso all’età di cinquantotto anni e l’azione risarcitoria fu proseguita dagli eredi. In tutti e tre i gradi di giudizio l’azione fu rigettata per decorso del termine prescrizionale decennale, il cui dies a quo fu individuato dalle autorità adite nella cessazione all’esposizione all’amianto (quindi anteriormente al 1995, decennio antecedente all’esercizio dell’azione).

La Corte ha accertato la violazione dell’art. 6, § 1, della Convenzione (rilevando quindi una violazione del diritto strumentale di azione e non di quello sostanziale alla salute) seguendo un taglio di natura pratica, che non determinasse un’eccessiva ingerenza nell’ordinamento civile elvetico. La censura svolta, infatti, è genericamente riferita ad un’eccessiva brevità del termine così come riferito alla condotta anziché all’evento lesivo (ed in materia di mesotelioma pleurico da esposizione da amianto il periodo di incubazione e, conseguentemente, di perfezionamento della consequenzialità corrisponde generalmente a diverse decine di anni): brevità che consentirebbe lo spirare del termine prima ancora che il soggetto leso abbia modo di prendere contezza della lesione e di esercitare i propri diritti.

L’impasse in cui è incorsa la giurisdizione elvetica in Italia è impedito a livello normativo dall’art. 2935 c.c., che individua l’inizio della decorrenza del termine prescrizionale nel giorno in cui il diritto può essere fatto valere (e quindi la manifestazione della malattia per il danno da lesioni ed il decesso per il danno tanatologico a favore degli eredi), così come, sul piano penale, dall’art. 158 c.p., che colloca la data di inizio della decorrenza prescrizionale al momento della consumazione del reato, ovvero dal verificarsi dell’evento per le fattispecie che lo prevedono.

Altra questione, nel diritto interno, inerisce, poi, all’imputazione soggettiva del reato di lesioni o omicidio nei confronti dei dipendenti esposti ad amianto nei cicli di lavorazione: ed su quest’ultimo tema va incoraggiata la giurisprudenza che riconosce il dolo eventuale o perlomeno la preterintenzione.

                                                                                                              G.P.

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